La Storia

Sensei Kanryo Higaonna (1853-1915)

Sensei Chojun Myagi (1888-1953)

Sensei Ei'ichi Miyazato (1922-1999)


La storia del karate

Studiare la storia del Karate è un passaggio obbligato per un karateka esperto che voglia abbracciare tale arte marziale nella sua interezza: per farlo è difatti necessario capire il contesto dal quale ha avuto origine e come poi si sia ramificata e modificata nel tempo fino ad arrivare ai giorni nostri. Ciò vale a maggior ragione in un momento storico, quello attuale, che vede la coesistenza di almeno tre tipi di Karate: Sportivo, Giapponese ed il tradizionale di Okinawa. All'interno di questi (soprattutto di quello autoctono di Okinawa) troviamo poi (oltre a differenti stili) diverse scuole, alcune delle quali provano a piegare la storia a fini "commerciali".

La storia del Karate (e di quello Goju Ryu in particolare) di seguito riportata è la sintesi di lunghe e documentate ricerche che convergono più o meno unanimamente alle stesse conclusioni. Per quanto attiene alla storia più recente del Karate Goju Ryu (paradossalmente più contorta proprio per versioni "di comodo" di alcuni Maestri), prima di condividerla è stata ulteriormente verificata da ricerche del nostro Sensei che ha anche avuto modo di raccogliere testi e testimonianze dirette da storici del Karate, Scrittori e Maestri di Okinawa di diverse scuole che confermano quanto di seguito riportato.

Ci auguriamo con tale condivisione di dare un piccolo ma significato contributo alla migliore comprensione di questa affascinante arte!

L'origine cinese

Il Karate è una disciplina antichissima e trae la sua origine da un tipo di lotta praticata nelle isole Ryu Kyu a loro volta influenzate dal Gongfu (Kung-fu) della Cina Sud-est.

Le prime testimonianze di arti marziali a mani nude cinesi risalgono al primo secolo avanti Cristo, ma è intorno al 500 d.c. che avviene la nascita delle arti marziali vere e proprie, grazie alla fusione dei princìpi del buddhismo indiano e del taoismo cinese.

La figura storicamente più importante in quel periodo fu Bodhidharma (India, 483 circa–540) (Ta-Mo in cinese, Daruma in giapponese).

Bodhitara (il suo nome originario), era un principe originario di Kancipura (Xing-Chi), a quel tempo una piccola ma prospera provincia buddhista a sud Chennai (Madras), terzo figlio del Re Sugandha, sovrano della dinastia Syandria, un piccolo regno della provincia di Madras nel sud dell’India e fu il XXVIII Patriarca del Buddhismo, quindi discendente in linea diretta di Siddharta Gautama.

Nato in un periodo di tumulto, in cui l’India era devastata dagli Unni provenienti dal Nord del paese, come membro reale della casta guerriera degli Ksatriya, Bodhidharma ricevette un’educazione militare nell’arte marziale vedica, allora chiamata Kalari-Payat, addestramento necessario per succedere al trono di suo padre.

La tradizione vuole che, Bodhidharma, affrontasse intorno al 520 d.C. un viaggio dal paese nativo sino alla Cina per diffondere il buddhismo. Probabilmente la missione di Bodhidharma in Cina consisteva nell’assistere, o succedere, al suo famoso contemporaneo Bodhiruci. Fu così che Bodhidharma partì e dopo tre anni di viaggio approdò a Canton (Guang-Zhou) in Cina, dove fu ricevuto dall’Imperatore Liang Wu Di, della dinastia Liang.

Allontanato dalla corte a causa del suo pensiero innovativo, Bodhidharma proseguì il suo cammino fino ai piedi del monte Sung-Shan nella provincia di Honan, giungendo al Tempio di Shaolin (Shorinji in giapponese, Sorimsa in coreano), il cui nome significava “giovane foresta”.

Qui fondò una scuola impostata sulla meditazione: Dhyana in sanscrito, Chan in cinese, Zen in giapponese. Viste le non buone condizioni fisiche dei monaci, insegnò loro degli esercizi di respirazione e di ginnastica e, secondo la leggenda, anche delle tecniche di combattimento a mani nude che con il tempo furono arricchite e perfezionate sotto la generica denominazione di wushu, ossia arti marziali (bujutsu in giapponese). Secondo molti maestri la prima vera e propria arte marziale orientale fu quella praticata nel monastero, denominata shaolinquan,

I tantissimi stili di wu-shu che in seguito sono nati, si sono sviluppati lungo due direttrici:

  1. La prima prende il nome di Wei-Chia e comprende gli stili “esteriori” o “duri” di lotta, che si fondano sull’uso della forza in linea retta, sviluppando movimenti vigorosi come calci e pugni, e sembrano ispirarsi direttamente dall’originaria scuola del tempio buddhista di Shaolin.

  2. La seconda direttrice è la Nei-Chia e comprende gli stili “interiori” o “morbidi” che facevano a capo al tempio taoista di Wutang, che si sviluppano con il concetto di Wu-wei, solitamente tradotto con “non azione”, ma sarebbe meglio dire “non ingerenza”: rappresenta la capacità di dominare le circostanze senza opporvisi, arrivando a sconfiggere un avversario cedendo apparentemente al suo assalto per neutralizzarlo con movimenti circolari e rivolgere contro di lui la sua stessa forza, privilegiando una respirazione ventrale, simile a quella dello yoga indiano. Gli stili morbidi, portarono in Cina allo sviluppo di discipline come Tai Chi Chuan, studiate ancora ai giorni nostri soprattutto per la salute psicofisica del praticante. La filosofia taoista prevede una complementarietà dei principi Yin e Yang (passivo e attivo), così è improbabile trovare una tecnica che sviluppi unicamente movenze “dure” o all’opposto solo “morbide”.

In ogni caso tutte le scuole cinesi cercano uno sviluppo del Chi (Qi o Ki in Giapponese), l’energia interiore, solo che, per realizzarlo scelgono diverse strade.

Quindi le arti marziali orientali di origine cinese trovano il loro fondamento filosofico nelle principali correnti di pensiero storicamente diffuse nell'area asiatica: il Buddismo, il Taonismo ed il Confucianesimo. Da ognuna di esse, le arti marziali traggono gli aspetti più importanti fino a creare un sistema di condotta che prevede la capacità di comprendere i processi e i mutamenti naturali propria del Taoismo, la ricerca dell'essenza spirituale umana e del distacco dalla dimensione terrena di derivazione buddhista e, infine, la propensione all'autodisciplina e alla gerarchia fondata sul sapere, elemento mutuato dalla tradizione confuciana.


D'altra parte nel corso della storia lo stesso tempio Shaolin è stato distrutto e parecchi templi con questo nome sono stati costruiti, poi distrutti e ricostruiti in regioni diverse della Cina, includendo ogni volta le particolarità delle arti di combattimento della zona. Lo Shaolin quan si è diversificato a un punto tale che lo Shaolin quan del Nord e quello del Sud sono completamente diversi!

Tra le varie scuole di Kung Fu così nate, una delle più rinomate vi è quella della Gru Bianca.

La genealogia della Gru Bianca (Bai He) del Fujian risale a Fang Jiniang, la figlia di Fang Shiyu. Quest'ultimo si dice abbia studiato il pugno del monaco (Luohan Quan) durante il suo soggiorno nel Tempio Buddista Shaolin del Fujian del sud sulla montagna Julianshan (Nine Lotus), vicino Fuzhou nel distretto del Puliang. La conoscenza di quest'arte non servì però a salvargli la vita: venne battuto e ucciso da alcuni briganti.

La figlia Fang Jiniang, del villaggio Yongchun vicino Fuzhou, aveva così studiato anche i movimenti di difesa (morbidi e cedevoli) e attacco (rapidi e violenti) della gru bianca e integrò gli insegnamenti di suo padre con questi. Da ciò deriva il fondatore della prima generazione degli insegnanti della Gru Bianca.

Nella seconda generazione il più grande maestro della Boxe della Gru Bianca Yongchun fu Zeng Cishu, che era anche un maestro della Boxe della Tigre Nera per cui lo stile venne ulteriormente contaminato ed integrato.

A seguire nel sud della Cina (e non solo) cominciarono a diffondersi diversi sottogruppi di stile della Gru Bianca, tra cui: Gru che Salta, Gru che Piange, Gru che mangia, Gru che vola e Gru Strepitante).

Questo stile che nelle generazioni si ampliava ed integrava rappresenterà uno dei maggiori fondamenti del karate di Okinawa, sopratutto della scuola Naha-Té.


Okinawa

Il karate fu sviluppato nel Regno delle Ryūkyū prima della sua annessione al Giappone nel XIX secolo.

È appunto da una di queste, Okinawa che ci giungono 600 anni di storia documentata su questa arte che si sviluppa con contatti sempre più frequenti tra Okinawa e la provincia cinese del Fujian.

Secondo le credenze popolari, la nascita del karate è dovuta alla proibizione dell'uso delle armi nell'arcipelago delle isole Ryukyu. Ciò è vero solo in minima parte, in quanto l'evoluzione di quest'arte marziale è molto più lunga e complessa e per ben comprenderla bisogna studiare le origini degli stili di combattimento del Fuzhu in Cina, in particolari quelli della Gru Bianca (scuola Gru Strepitante) e del Pugno del Monaco sopra citati: stante la sua posizione geografica in Okinawa per centinaia di anni vi furono scambi commerciali e culturali con il sud della Cina, ivi comprese le arti marziali.

Questi subirono un'accellerazione particolare intorno al 1350 quando il signore del più importante dei 3 Regni di Okinawa (Chuzan, Regno del Centro), strinse accordi commerciali e politici con l'imperatore cinese Hongwu. Questi fornì mezzi e pieno accesso alle arti cinesi, ivi comprese quelle marziali che modificarono ed integrarono pesantemente le arti marziali locali già presenti.

Amplia e concreta testimonianza di ciò è data dal Bubishi, il testo proveniente dalla Cina e tramandato, trascritto e integrato da maestro ed allievo ad Okinawa che racchiude in sé l'essenza della boxe cinese e del suo sviluppo nell'isola Okinawense.

Un ulteriore accellerazione avvenne nel 1429 quando il Re del Chuzan conquistò gli altri 2 regni (Hozuan del Nord e Nanzan nel Sud) unificando Okinawa sotto la dinastia Sho. Seguirono decenni di intensissimi scambi commerciali tra i porti di Okinawa e la provincia cinese del Fujian: sarà difatti proprio nei 3 porti principali di Shuri, Tomari e Naha che si concentrerrano le scuole di Okinawa Tè.

Altro fatto storico rilevante avvenne nel 1507 quando il nuovo Re di Okinawa vietò il trasporto e successivamente anche la detenzione delle armi da parte di chiunque per cercare di contrastare le lotte intestine spesso causate da piccoli nobili locali che contestavano il nuovo sistema feudale imposto dalla nuova dinastia. Tale divieto che si estese nei decenni contribuì ad un ulteriore sviluppo del combattimento a mani nude praticato proprio dalle classi aristocratiche.

Anzi il (mano/tecnica) di Okinawa o meglio il Toudi (mano cinese), come lo chiamavo gli abitanti dell'isola, divenne uno degli elementi distintivi dell'appartenenza alle classi aristocratiche.

Solo nei secoli XVII e XVIII le cose cambiarono dato che le condizioni dei nobili di Okinawa cambiarono notevolmente e l'improvviso impoverimento delle classi alte fece si che gli esponenti di quest'ultime iniziassero a dedicarsi al commercio o all’artigianato.

Fu grazie a questo appiattimento tra i due ceti che l'arte "segreta" iniziò a penetrare anche al di fuori della casta dei nobili.

Ma la conoscenza del te restava uno dei pochissimi segni di appartenenza passata a un'elevata posizione sociale e per questo motivo i nobili, ormai divenuti commercianti ed alcuni anche contadini, tramandavano quest'arte a una cerchia ristrettissima di persone, quasi in modo esoterico.

Così facendo si è avuta una dispersione dell'arte originale e furono gettate le basi per i vari stili di karate influenzati dai diversi stili di combattimento cinesi cui facevano riferimento e dalle conoscenze apprese e carattestiche personali dei diversi maestri okinawensi.

Le persone che si recavano in Cina infatti, anche per due o tre anni, avevano modo di studiare le arti marziali del luogo e, in molti casi, cercarono di apprenderle. Le arti marziali cinesi si basano su concetti filosofici e su un'elaborata concezione del corpo umano; era quindi impossibile imparare le arti cinesi nello spazio di un solo viaggio. I viaggiatori giapponesi appresero quel che potevano. Si pensa quindi che sia stata possibile una sorta di fusione tra le arti arrivate dalla Cina, che comunque costituivano uno stile non metodico, e il te okinawese.

Arrivati al periodo tra il XVIII e il XIX secolo, il Te di Okinawa comincia a diffondersi tra la popolazione e si possono distinguere 3 periodi principali:

Nel primo periodo spicca l'opera del maestro Sakugawa (1733-1815). Il suo nome significa "mano cinese" e indica la stretta unione che questo maestro creò tra il Kempo e il Karate: grazie a lui ed a altri maestri si riesce a organizzare questa disciplina in un corpo unico passando dal "Te" al "Okinawa-te".

Il secondo periodo (1815-1900) vede il nome di molti maestri concentrati soprattutto nelle zone intorno al castello di Shuri e il porto di Tomari: da qui da un ceppo unico nacquero due stili a seconda del luogo di origine (tomari-te e shuri-te).

L'ultimo periodo vede il passaggio di molti maestri fondamentali per la caratterizzazione nel karate moderno e si sviluppa molto la scuola di Naha, in particolare sotto l'opera di Kanryo Higaonna (1853-1915).


Le correnti, le scuole e la codifica del Karate

Le scuole di karate a Okinawa sono abitualmente collocate in due grandi correnti: Shorin e Shorei. Tuttavia, fino a ora, nessuno ha potuto precisare come e quando queste due correnti o scuole si siano formate a Okinawa, né la loro relazione esatta con le scuole cinesi.

Anko Itosu scrive: "Il karate non deriva né dal confucianesimo, né dal buddismo. Esso e stato introdotto molto tempo fa dalla Cina, con le correnti Shorin-ryu e Shorei-ryu... "

G. Funakoshi tenta di precisare la distinzione tra queste due correnti: "Nondimeno, se i kata devono essere classificati, si può, in maniera molto generale, distinguere due grandi gruppi: quelli che appartengono allo Shorei-ryu (scuola Shorei) e quelli che appartengono allo Shorin-ryu (scuola Shorin).

"Il primo (Shorei) mette l'accento sullo sviluppo della forza fisica e della potenza muscolare; e sorprendente per l’impressione di forza che sprigiona. Al contrario, la scuola Shorin è molto leggera, e richiama senz'altro il rapido volo del falco... In verità, è molto impressionante osservare un uomo possentemente costruito eseguire un kata della scuola Shorei, soggiogando l'osservatore con l'impressione della sua forza assoluta. Ma bisogna riconoscere che tende a mancare di velocità. Allo stesso modo, non si può evitare di restare molto impressionati alla vista di un uomo slanciato che, con gesti cosi rapidi quanto quelli di un uccello in volo, esegue un kata della scuola Shorin, con tecniche dalla scintillante vivacità, risultato di un allenamento intensivo. I due stili sviluppano lo spirito e il corpo, e l’uno non e migliore dell'altro. Essi hanno entrambi i loro punti deboli e i loro punti forti, e coloro che vogliono studiare il karate devono riconoscere questi punti e studiarli di conseguenza..."

Secondo questa classificazione, la scuola di Naha si ricollega allo Shorei. Le due scuole Shorin-ryu e Matsubayashi-ryu (gli ideogrammi di Matsubayashi possono anche leggersi Shorin), che comprendono diverse diramazioni e si situano in gran parte nella discendenza di Matsumura e di Itosu, fanno parte dello Shorin. La scuola Shito-ryu partecipa di entrambe. La scuola Uechi-ryu è la ripresa di una scuola cinese introdotta a Okinawa da K. Uechi alla fine del secolo XIX. Essa si pone quindi al di fuori di questa classificazione e proviene direttamente da una delle numerose correnti di Shaolin quan del Sud della Cina.

Si avanza l'ipotesi che Shorin e Shorei provengano dalla stessa denominazione: "Shaolin". La lingua locale di Okinawa è un dialetto della lingua giapponese in cui le pronunce delle lettere "r" e "l" non sono distinte. Di fatto la parola cinese "Shaolin" è generalmente pronunciata in giapponese "Shorin". E' probabile che il termine Shaolin sia stato pronunciato dagli Okinawesi "Shorin" in una certa epoca, e "Shorei" in un'altra. E' plausibile quindi che Shorin e Shorei designino entrambi la "boxe del tempio Shaolin" o Shaolin quan. In effetti il tempio Shaolin risale alla fine del secolo V, e il termine Shaolin Quan proviene da questo tempio.

Come detto nel corso della storia questo tempio è stato distrutto, e parecchi templi con questo nome sono stati costruiti, includendo ogni volta le particolarità delle arti di combattimento della zona.

La denominazione Shaolin quan ricopre dunque un numero molto grande di correnti dell'arte del combattimento. Per questo non sarebbe sorprendente che due forme dell'arte del combattimento tanto diversi come quelle descritte da G. Funakoshi siano state introdotte sotto uno stesso nome, "Shaolin", e che gli Okinawesi abbiano captato foneticamente ora "Shorin" ora "Shorei".

In tal caso, è normale che non possiamo trovare i nomi delle scuole Shorin e Shorei in Cina. Le radici della diversità delle scuole di karate di Okinawa risalirebbero allora alla diversità delle correnti dello Shaolin quan in Cina.

Comunque sia, ad Okinawa tra il 1715 ed il 1900 presero piede in particolare tre principali scuole che presero il nome, come su detto, dalle località presso le quali questi stili venivano praticati:

-Shuri-Té (a Shuri) e Tomari-Tè (Tomari): sul modello del kung fu/gongfu della Cina settentrionale (Shorin). Possiamo ricondurre a questa scuola il più moderno stile Shotokan e l'attuale Shorin Ryu ancora praticato ad Okinawa

-Naha-Té (a Naha): sul modello del kung fu/gongfu della Cina meridionale (Shorei). Possiamo ricondurre a questa scuola il più moderno stile Goju Ryu

E' solo in quest'epoca che il comincia a trovare una certa sistematizzazione e formalizzazione, dovuta probabilmente anche al crescere dei praticanti.

Bisognerà però attendere il XX secolo perché questa disciplina si formalizzi e venga riconosciuta ufficialmente prima ad Okinawa e poi nel Giappone Continentale.

In quest'epoca spicca in particolare l'opera dei seguenti Maestri: Gichin Funakoshi (1866-1957), Miyagi Chojun (1888-1953) e Mabuni Kenwa (1889-1952).

Il loro lavoro è tale che nei primi decenni del '900 il valore educativo dell'Okinawa-te fu riconosciuto e si prese la decisione di insegnarlo nelle scuole di Okinawa. Nel mentre cresceva esponenzialmente l'interesse e la pratica anche nel Giappone "continentale" (in quegli anni particolarmente interessato alla diffusione delle arti marziali che ben si sposavano con il clima di crescente militarismo cui il paese stava andando incontro) ed il Karate comincia ad entrare (prima per opera di Miyagi nel 1933 poi seguiranno anche gli altri) nella istituzione giapponese delle arti marziali Dai Nippon Butokukai.

Ma su l'arte marziale di Okinawa pesa ancora troppo l'origine cinese per entrare nel pieno novero delle altri marziali giapponesi. Così il 25 ottobre del 1936 i maggiori Maestri dell'epoca si riunirono e coniarono il termine più giapponese KARATE-DO, dove "Kara" significa "vuoto" (riferito alla pratica a mani nude ma anche al concetto spirituale di vuoto), "TE" significa "mano/tecnica" ed il suffisso "Do" tipico di tutte le arti marziali giapponese che significa "Via/Percorso".

Nasce quindi il Karate nell'accezione che conosciamo oggi e si strutturano i principali stili.


Stili

Come su citato, la canonizzazione del Karate avvenuto nel '900 vede spiccare in particolare l'opera di 3 grandi Maestri a loro volta a capo di 3 dei 4 grandi stili: Gichin Funakoshi (1866-1957), fondatore dello Shotokan, Miyagi Chojun (1888-1953), fondatore del Goju Ryu, Mabuni Kenwa (1889-1952), fondatore dello Shito Ryu.

Tra gli okinawensi Gichin Funakoshi, è stato il primo, a formare una scuola di karate a Tokyo ma anche, C. Miyagi e K. Mabuni, svilupperanno, dopo G. Funakoshi, la loro scuola nel Giappone centrale.

Alla fine della loro vita questi tre maestri avranno avuto – fenomeno del tutto nuovo in rapporto alla tradizione di Okinawa – un numero di allievi considerevole.

Questo ha fatto però sì che gli stili originari sviluppati fuori da Okinawa abbiamo perso molto del loro contenuto originario allontanandosi talmente tanto dal Karate di Okinawa da non essere più riconosciuti e praticati dagli stessi abitanti dell'isola! Ciò è avvenuto in particolare per lo stile Shotokan (praticamente assente ad Okinawa) ed in buona parte anche per lo stile Shito-Ryu. Per il Goju Ryu si assiste invece ad una "scissione" tra i Goju Ryu Giapponese (Goju Kai di Yamaguchi) ed il Goju Ryu di Okinawa.

Oggi quindi ad Okinawa le tre scuole principali sono: Shorin-ryu, Goju-ryu e Uechi-ryu (approdato ad Okinawa i primi del '900 direttamente dalla Cina), oltre a diversi altri stili minori.

Un altro importante stile di Karate Giapponese (a livello mondiale il più praticato dopo Shotokan, Shito-Ryu e Goju Ryu) nasce invece nel '900 direttamente in Giappone a opera del M° Otsuka Hironori (1892): il Wado Ryu.


Storia del Gōjū-ryū

Gōjū-ryū (剛柔流), in Giapponese sta per "stile duro-morbido", o "scuola (ryū) della durezza (Gō) e cedevolezza (jū)"): rappresenta una combinazione di tecniche "dure e molli".

Ambo i principi, "duro" e "molle" vengono dalle arti marziali cinese. GO quale vuole dire "Duro/sodo", si riferisce prevalentemente a tecniche di mano chiusa con attacchi lineari e diritti; Ju che vuole dire "molle/cedevole", assegnato prevalentemente a tecniche di mano aperta e movimenti circolari. Rispetto agli altri stili di Karate, maggiore enfasi viene data alla respirazione. E' uno stile improntanto prevalentemente sul combattimento a corta distanza. Il Gōjū-ryū utilizza metodiche che includono la fortificazione e il condizionamento del corpo, e approcci di base al combattimento e esercizi con partner.

Fu l'Okinawense Kanryo Higaonna (1853-1915) che attraverso i suoi intensi studi nel Fuzhou (Fujian, Cina) nel periodo 1867-1881, predispose la fondazione di ciò che in seguito sarebbe stato conosciuto con il nome di Goju-Ryu Karate-Do.

Fu un nativo di Nishi-shin-machi, Naha, (Okinawa). Nacque in una famiglia di mercanti, il cui guadagno principale si basava sulla vendita di legna da ardere; una merce parecchio costosa per il Regno delle Ryūkyū.

Il suo nome di famiglia viene pronunciato "Higaonna" in Okinawense, e "Higashionna" in Giapponese.

Kanryo salpò per il Fuzhou nell'autunno del 1867, all'età di 15 anni, per il Ryukyu Kan, un area che ospitava un microcosmo della vita di Okinawa, come meta finale. Kanpu Tanmei, il manager della sua casa d'imbarco, seppe dell'entusiasmo di Kanryo nello studio delle arti marziali e lo introdusse al maestro cinese Ryu Ryu Ko.

Tuttora non vi è consenso d'opinioni sull'esatta identità di Ryu Ryu Ko (probabilmente il suo vero nome era Xie Zhongxiang e lo aveva cambiato per nascondere la sua origine aristocratica a causa di conflitti interni, che minacciavano il sistema feudale e quindi anche l'aristocrazia Cinese), nè sul preciso stile di arti marziali che lui insegnava. La teoria più accreditata è che insegnasse stile della Gru Bianca del tipo Gru Strepitante che all'epoca era stata influenzata dal Pugno del Monaco e dalla Boxe della Tigre.

Ryu Ryu Ko studiò al Tempio Shaolin del sud nelle montagne della Provincia del Fujian.

Successivamente sopravvisse realizzando una varietà di oggetti della vita quotidiana come ceste, mobili ed altri articoli di bambù. Questa era la professione che esercitava nel momento in cui Kanryo Higaonna divenne suo discepolo.

Nell'area in cui sbarcò Kanryo Higaonna vivevano insegnanti della Gru Bianca e probabilmente Ryu Ryu Ko era uno di loro.

La Gru Bianca del 17mo secolo, sviluppata nel Fujian e è probabilmente la base sulla quale Ryu Ryu Ko insegnò a Kanryo Higaonna.

Higaonna venne seguito in particolare da un capo degli allievi di Ryu Ryu Ko: Wan Shin Zan che gli insegnò l'essenza dello stile (così come lo studio delle armi e della medicina tradizionale cinese).

Non è chiaro esattamente quale sia l'anno in cui Kanryo Higaonna cominciò ad insegnare le arti marziali ad Okinawa, ma si sa che egli non iniziò ad insegnare fino a pochi anni dopo il suo ritorno dalla Cina (1888).

Kanryo iniziò ad insegnare arti marziali a casa sua a Nishishin-machi, ed in seguito (settembre del 1905), insegnò anche al Naha Kuritsu Shogyo Koto Gakko (la Scuola Superiore Commerciale).

Ebbe numerosi studenti di valore e alla fine il suo studente favorito, Chojun Miyagi, gli succedette come il maestro guida del Naha-te.

Il Goju-Ryu Karate-Do di Chojun Miyagi

Chojun Miyagi (1888-1953) è il fondatore dell’odierno Goju-Ryu Karate-Do e della sua canonizzazione.

Nacque il 25 Aprile del 1888 a Naha, nell'isola di Okinawa. All'età di tre anni fu adottato dallo zio che ne fece il proprio erede. Il nome Chojun gli fu dato in età più avanzata da un intimo amico di suo nonno. Il suo primo nome era infatti Machu, che nel dialetto di Okinawa significa "albero di pino". I genitori adottivi , possedevano un'impresa di importazione di medicinali dalla Cina ed erano assai agiati. Essi infatti erano proprietari di due grandi navi che utilizzavano per i loro commerci e di molti terreni e case nella città di Naha.

E' da evidenziare che la provenienza del Maestro Miyagi da una famiglia ricca gli permise di dedicarsi completamente allo studio e allo sviluppo del Karate di Okinawa, senza preoccupazioni per gli assilli della vita quotidiana.

Per prepararlo al suo futuro compito di guida della famiglia e vista la sua gracilità, all' età di undici anni, fu portato da Ryuko Aragaki (1875-1961) per imparare il Karate. Quest'ultimo all’età di quattordici anni, lo mandò da Kanryo Higaonna. Qui Chojun Miyagi, insieme a Juhatsu Kyoda (1887-1967), impararò approfonditamente l’Higaonna Naha-te.

Miyagi divenne presto l’allievo prediletto e di maggior talento di Kanryo Higaonna e si prese cura di tutte le necessità del suo Maestro, ospitandolo tra l'altro a casa sua negli ultimi anni di vita di Higaonna.

Il suo insegnamento si interruppe solo per i due anni di servizio militare di Miyagi (dove, destinato al reparto medicina, svilupperà conoscenze mediche che gli torneranno utili per la codifica del Junbi Hundo).

Nel 1915 Miyagi si è recato in provincia del Fujian. In Cina ha visitato la tomba del maestro di Higaonna, Ryu Ryu Ko. In questo primo viaggio ha viaggiato con Eisho Nakamoto.

Dopo la morte di Kanryo Higaonna (nell' ottobre del1915), Miyagi ha fatto un secondo viaggio con Gokenki (suo amico con esperto del gongfu della Gru Bianca). In questo secondo viaggio ha studiato alcuni locali arti marziali cinesi nel Fuzhou, la mecca delle arti di combattimento del sud della Cina (Nan Quan) e visitato il Tempio Shaolin nel Fujian di Julianshan.

Tornato ad Okinawa egli divenne amico di due mercanti del tè provenienti dal Fuzhou, Wu Xiangui (in giapponese Go Ken Ki) e Tang Daiji (To Daiki), entrambi famosi insegnanti di arti marziali. Wu Xiangui (1886-1940) arrivò a Naha nel 1912 per insegnare la boxe della Gru Bianca e divenne amico, fra gli altri, di Juhatsu Kyoda, Chojun Miyagi e Kenwa Mabuni (1889-1952).

Insieme a Wu Xiangui, Chojun Miyagi tornò ancora nel Fuzhou alla fine degli anni venti (probabilmente nel 1926).

Oltre che con Wu Xiangui, Miyagi ebbe una buona relazione con Tang Daiji (1887-1937), un maestro della Boxe della Tigre (Hu Quan) anche lui emigrato dal Fuzhou verso Naha. Introdotto da Wu Xiangui, Miyagi incontrò, nel febbraio del 1936 a Shanghai, il famoso maestro del Pugno del Monaco (Luohan Quan) Miao Xing (1881-1939). Si ritiene che Miyagi si sia allenato per un periodo diligentemente con Miao Xing ed altri maestri cinesi associati con l’Associazione Atletica Jingwu. Partecipò anche come visitatore ai campionati nazionali di arti marziali. Miyagi dedicò tutta la sua vita allo sviluppo di quello che era chiamato 'toudijutsu' (mano della Cina) o semplicemente 'te' ad Okinawa.

Nel 1921 il principe ereditario Hirohito visitò Okinawa prima di intraprendere un viaggio per l’Europa. In onore della sua visita vennero dimostrati sia lo Shuri-te che il Naha-te (di Chojun Miyagi).

Nel 1925 Miyagi fece una dimostrazione per il principe Chichibu-Nomiya, e poco dopo, nel 1926, fondò l’Okinawa Karate Kenkyu-Kai (Club per la Ricerca del Karate di Okinawa), insieme a Chomo Hanashiro (Shuri-te), Choyu Motobu (Tomari-te) and Kenwa Mabuni. Un anno dopo, Chojun Miyagi dimostrò a Jigoro Kano, tecniche di presa, bloccaggio e proiezioni nonchè l’esatto utilizzo del respiro. Kano rimase molto impressionato da questo toudi-jutsu (come Miyagi aveva definito il suo stile) ed introdusse Miyagi, accompagnato dall’amico Mabuni, in Giappone.

Alla fine degli anni venti, inizio degli anni trenta, Miyagi, insieme al suo migliore studente di allora Jin’an Shinzato (1901-1945), diede alcuni seminari e dimostrazioni nelle università giapponesi, nei tornei di Budo e durante le festività per l’incoronazione del principe ereditario Hirohito.

Fu proprio durante una di queste dimostrazioni che al suo allievo Shinzato venne chiesto che stile di Karate praticasse. All'epoca il concetto di "stile" era solo alle origini e non sapendo bene cosa rispondere lo chiamò "mezzo duro". Ne parlò quindi con Miyagi al quale piacque il nome e, ispirandosi anche ai principi del Bubishi ("tutto nell'universo respira morbido e duro") chiamo il suo Karate Goju-Ryu.

Nel 1933 Chojun Miyagi registrò quindi 'toudi' ufficialmente come Goju-Ryu presso l’istituzione giapponese che regolava il Budo, la prestigiosa Dai Nippon Butokukai, “l’Associazione di tutte le Arti Marziali Giapponesi”.

In seguito a Miyagi fu reso merito dal Ministro dell’Educazione Fisica, ricevette il più alto onore del Dai Nippon Butokukai e fu insignito come rappresentante del dipartimento Butokukai per Okinawa.

Così il Goju-Ryu Karate-Do fu la prima e la più antica tradizione di karate riconosciuta dal Dai Nippon Butokukai; il suo fondatore, Chojun Miyagi, acquisì una posizione di rilievo nel karate-do.

Nel Maggio del 1934, Chojun Miyagi, su invito, viaggiò verso le Hawaii dove insegnò e diede dimostrazioni fino al febbraio del 1935. I suoi insegnamenti in quell’occasione furono menzionati come kempo karate.

Il 25 Ottobre del 1936 Miyagi insime agli altri più rappresentativi Maestri di Okinawa (Chomo Hanashiro, Chotoku Kyan, Choki Motobu, Chosin Chibana, Juhatsu Kyoda) si riunisce per cercare di creare una disciplina marziale univoca ed in questa sede viene cambiato il nome da Toudi, Te o Okinawa-Te in Karate-Do. Tale nome, che abbandona l'origine cinese, viene ritenuto più funzionale al riconoscimento da parte del Giappone dell'arte marziale di Okinawa come tale.

E' un nome composto di 2 parole: "Kara" che significa "vuoto" e richiama l'assenza di uso di armi in questa arte marziale ma rimanda anche al principio zen di "vuoto interiore", pace. "Te" che significa mano e si riferisce alla "Mano di Okinawa" intentendendo l'arte marziale dell'isola. Viene quindi aggiunto il suffisso "Do" tipico di tutte le arte marziali giapponesi che significa "Via" o "Percorso" riferito non solo al percorso marziale ma anche al miglioramento dello spirito e della persona.

Miyagi venne anche chiamato ad insegnare Karate all'accademia di polizia di Naha, dove insegnò regolarmente fino alla sua morte.

Il 1º giugno 1952 Miyagi crea la "Gōjū-ryū Shinkokai": unica associazione di Gōjū-ryū da lui presieduta, con direttore e corrispondente Genkai Nakaima (che sarà poi un famoso storico di Karate).

Ma il Maestro Miyagi muore l'8 ottobre 1953, a seguito di un attacco cardiaco, senza aver nominato ufficialmente un suo successore (quello da lui precedentemente designato, Jin’an Shinzato morì durante la battaglia di Okinawa del 1945) .

Gli insegnamenti al Dojo di Miyagi (dal dopoguerra si svolgevano nel giardino di casa sua), vennero portati avanti dal suo allievo prediletto del dopoguerra Ei'chi Miyazato.

Ma al momento della morte di Miyagi, oltre a Ei'Ichi Miyazato, vi erano diversi allievi anziani e rappresentativi: Seiko Higa, Meitoku Yagi, Toguchi Seikichi, Madanbashi Keiyo, Eiko Miyazato, Iha Koshin, Nakaima Genkai. Tutti questi formarono il Comitato Generale Goju Ryu di Okinawa (chiamato Goju Kai) come organizzazione rappresentativa del Goju Ryu dopo la morte del loro Maestro.

A presidente venne eletto Nakaima Genkai e Vicepresidente Madanbashi Keiyo.

Visto che a distanza di tempo non era ancora stato nominato un successore dalla morte di Miyagi, nel febbraio del 1955 il Goju Kai si riunì anche con la moglie di Miyagi ed il figlio secondo genito Kin. A quest'ultimo venne chiesto se il padre avesse comunicato in famiglia le sue volontà in merito a chi dovesse essere il suo successore. Kin risposte che più volte il padre aveva indicato Ei'ichi MIYAZATO quale unico possibile suo erede. Lo stesso confermò la vedova di Miyagi. Messo ai voti venne quindi scelto quasi all'unanimità (1 solo voto contrario) Ei'ichi MIYAZATO come successore ufficiale di Chojun Miyagi.


Ei'ichi Miyazato

Nato nel 1922 cominciò la pratica del Karate con il padre (allievo diretto di Kanryo Higaonna) per poi diventare allievo di Chojun Miyagi intorno ai 14 anni. Da quel momento Miyazato, salvo un breve periodo durante la guerra, si è sempre allenato con Miyagi fino alla sua morte. Inoltre coadiuvava Miyagi nell'insegnamento nella scuola di polizia di Okinawa (nella quale entrò su richiesta di Miyagi per assisterlo negli insegnamenti nel 1946) ed era anche l'unico ad aver appreso l'intero sistema di insegnamento e tutti i Kata.

Miyazato era anche un grande Judoka: disciplina che lo stesso Miyagi apprezzava e lo invitava a coltivare in quanto molto complementare con il Goju Ryu (almeno fino al 1950/51 lo praticherà anche a livello "agonistico") e che insegnava sempre all'accademia di polizia.

Alla morte del suo maestro, Miyazato continuò ad insegnare al Dojo Giardino di Miyagi fino al 1956 quando, con il benestare della famiglia di Miyagi per continuare gli insegnamenti trasmessi dal suo Maestro, aprì il suo Dojo a Naha: il Jundokan. JUN 順 che significa "ordine" ma è anche il diminutivo di Chojun Miyagi, DO 道 significa via e KAN 館 casa, ovvero "Casa dove si segue la Via del Padre (Chojun Miyagi)".

In segno di riconoscimento come successore di Miyagi, la famiglia di questi donò a Miyazato il legno per il tatami del dojo, gli attrezzi per l'Hojo Undo dello stesso Miyagi e la famosa statua di Busanagashi (divinità cinese protettrice degli artisti marziali) cui Miyagi era tanto affezionato che diventerà l'emblema del Dojo. Destinò quindi al Jundokan anche il busto di Miyagi posto al Giardino del Dojo dopo la sua morte e successivamente all'accademia di polizia.

Finisce quindi l'esperienza del Dojo in Giardino di casa Miyagi: la quasi totalità degli allievi si trasferì e continuò la propria formazione con Miyazato al Jundokan.

Mentre istruiva gli studenti, Miyazato agì anche come consigliere della All Japan Karatedo Federation e della All Japan Karatedo Federation Goju-kai. Fu anche presidente della Federazione Karatedo della Prefettura di Okinawa e presidente della Federazione di Judo di Okinawa (Raggiunse infatti anche il 7° Dan di Judo, 8° post-mortem) e fu fondatore e primo presidente della Okinawa Goju-ryu Karatedo Kyokayi (OGKK).

Nel 1988 viene nominato 10° Dan e riceverà molti riconoscimenti, tra i principali: 1984 encomio ufficiale da parte del Kodokan; 1994 encomio dalla Nihon Budo Kyogikai e dalla della Federazione di Judo Okinawa; 1995 encomio dall’Organizzazione Atletica di Okinawa; 1998 ha ricevuto un encomio ufficiale da parte del Ministero dell'Eduzione Fisica governo del Giappone (come avvenne per Chojun Miyagi), nel 2000 sarebbe stato nominato Patrimonio Nazionale Vivente tramite la prefettura di Okinawa, ma morì improvvisamente il giorno 11/12/1999 (tale titolo sarà quindi attribuito al suo allievo e aiutante Koshin Iha, che prenderà il suo posto sia al Jundokan che alla presidenza della OGKK).

Per il Jundokan sono passati migliaia di allievi e si sono formati tutti i più conosciuti Maestri di Goju Ryu di Okinawa del mondo, anche quelli che in seguito si sono distaccati ed hanno dato vita ad organizzazioni proprie, quali ad esempio: Teruo Chinen (Jundokan Intenational), Morio Higaonna (IOGKF), Hyoshio Hichyia (OGKK) e Masaji Taira (OGK).

Dalla Morte del fondatore (11/12/1999) il Jundokan è diretto sa suo figlio, Kancho Yoshihiro Miyazato sotto la direzione tecnica del M° Tetsunosuke Yasuda (10° Dan) e di Maestri quali Tetsu Gima (9° Dan) e Tsuneo Kinjo (9° Dan), tutti allievi diretti "senior" di Miyazato. Qui vengono portati avanti gli insegnamenti del Maestro Miyagi senza strane personalizzazioni o contaminazioni, solo il vero Karate Goju Ryu di Chojun Miaygi: arte marziale pura con origini antichissime ed incredibile efficacia applicativa.


ALBERO GENALOGICO DEL GOJU RYU

Qui di seguito la genealogia del Goju Ryu a partire da Ryu Ryuo Ko, passando per K. Higaonna fino ad arrivare a Miyagi prima e Miyazato poi (oltre ad altri importanti Maestri allievi di Miyagi come Shinzato, Iha o Higa e Yagi che poi hanno dato vita ad altre correnti del Goju Ryu)


* Dal Libro di Bishop, M. (1999): Karate di Okinawa: Maestri, stili e tecniche segrete