La Pratica del Goju Ryu di Okinawa

COME SI PRATICA IL GOJU RYU DI OKINAWA

Oggi la maggior parte dei Dojo in occidente (ma in buona parte dello stesso Giappone "continentale") ha semplificato la pratica del Karate (quale che sia lo stile) nelle "3 K": Kihon, Kata e Kumité; spesso addirittura "specializzando" poi gli atleti tra praticanti di Kata e praticanti di Kumité!

Questo ha impoverito un bagaglio con scorte di esperienze maturate in centinaia di anni di studio, con la conseguenza che oggi si vede un Karate schematico e orientato a finalità sportive in cui l'importanza risulta essere la velocità di reazione e la "bellezza del gesto", mettendo in secondo piano l'efficacia (che di fatto in buona parte si perde).

Per sviluppare l’insieme di qualità fisiche, psichiche ed energetiche (Ki) che costituiscono l’essenza del Goju-ryu, invece, il M° Chojun MIYAGI perfezionò un modello di pratica già acquisito di K. Higaonna, basato oltre che sul KIHON, sui seguenti punti di studio:

KATA - JUNBI UNDO - HOJO UNDO – KUMITE (a sua suddiviso in pratiche di rafforzamento, corpo a corpo, sbilanciamenti,ecc.. come di seguito).

KATA

I Kata ( 型 traducibile con forma, modello) , sono lo strumento di trasmissione dei principi della Scuola. La pratica dei Kata consiste nello studio di tutte le tecniche di lotta, di strategia e di sviluppo del Ki che costituiscono il patrimonio del Goju ryu.

Miyagi fece un'opera straordinaria per la sua epoca, ovvero creò un ordine di insegnamento per tutti i kata, ordinandoli secondo il livello crescente di difficoltà. Creò quindi due kata di base (Gekisai Dai) che aiutavano il neofita ad acquisire i dimestichezza con kata superiori. Questi ultimi si considerano oggi tra i kata "tradizionali" di stile.

Nell'insegnamento seguono poi i kata Sanchin e Tensho, che rappresentano "l'anima" dello stile Goju Ryu e la base dei kata superiori.

Lo Yoi iniziale dei Kata varia secondo le scuole. Le scuole di derivazione Jundokan mantengono lo Yoi che Miyagi aveva impostato ai Kata negli ultimi anni di insegnamento: posizione di Musubi dashi e mani incrociate davanti l'inguine (a parte il Sanchin Dai-Ni). Le altre scuole usano Yoi in Heiko dashi e mani a pugno lungo i fianchi (come le gift sotto riportate).

I Kata sono così divisi:

FUKYU KATA (Kata Preparatori o prepedeutici)

GEKISAI (Dai Icchi e Dai Ni) 撃 砕 第 e 撃 砕 第

Gekisai letteralmente significa distruggere, "Dai Ichi/Ni" ( o più semplicemente "Ichi" o "Ni") indica il numero (uno/due).

Questi Kata sono stati creati dal fondatore del Goju-Ryu di Okinawa, Miyagi Chojun Sensei.

Sono formati da tecniche basilari che facilitano l'apprendimento di quelle più complicate presenti nei Kata classici dei quali cominciano ad introdurre alcuni concetti e dai quali vengono estrapolate alcune tecniche.

Nati con l'idea di creare una base di insegnamento per un Karate unito, senza netta distinzione di stili (progetto che non venne poi mai realizzato) , Miyagi prende come riferimento lo schema lineare dei kata basici dello Shorin ed introduce la parata alta Age uké, prima assente nella scuola Naha-Te.


Altri Kata propedeutici vennero introdotti da G. Yamaguchi (10° Dan), il più conosciuto praticante di Goju Ryu in Giappone, creatore della corrente Goju Kai che molto si differenzia dal Goju Ryu di Okinawa. Lo stesso data la complessità già dei primi due Kata, crea dei Kata con stile ad "H" (in linea con altri stili come lo Shotokan), molto basici detti "Taikyoku" (primo corso).

Pur non facendo parte del Goju Ryu di Okinawa e non essendo praticati nell'isola, oggi sono riconosciuti universalmente e possono tornare utili per l'apprendimento soprattutto di bambini e ragazzi.

Sono 5 e prendono i nomi dalle parate che li contraddistinguono: Taikyoku Jodan, Chudan, Gedan, Kake-ukè, Toraguchi



KIHON KATA (Kata di base)





SANCHIN 三 戦 (DAI ICCHI e DAI NI)

Significa "Tre battaglie". Non si riferisce a combattimenti reali, ma ad una battaglia interiore del corpo, alla mente ed il respiro che vanno controllati. E' un Kata molto impegnativo che costringe i muscoli ad una costante tensione, così come è difficile la respirazione "ibuki".

Sanchin è caratterizzato dal rumore della respirazione concentrata ed intensa e dalla posizione Sanchin Dachi, tipica del Goju-Ryu.

Questo Kata è considerato come una forma di base, portatrice dell'essenza del Goju-Ryu.

Praticandolo si impara a concentrare la forza attraverso la respirazione e la tensione dei muscoli del corpo.

Sanchin rappresenta la durezza e la forza (go) della scuola Goju-Ryu e le simboleggia.

Vi sono 2 Sanchin: il primo (Dai Icchi) tutto eseguito frontalmente, il secondo (Dai Ni) prevede una rotazione di 180° e circa il 50% del Kata è eseguito sull'altro lato.

Cronologicamente il Dai Ni sembra in realtà precedente: sarebbe la versione che K. Higaonna trasmise a C. Miyagi (salve qualche piccolo cambiamento introdotto poi dallo stesso Miyagi).

Quello chiamato oggi Sanchin-Icchi (o più semplicemnte Sanchin) è stato invece creato da Miyagi nel secondo dopoguerra ed era quello che prevalentamente insegnava negli ultimissimi anni di vita. Alcuni dicono in quanto malato e quindi in difficoltà ad alzarsi e seguire i suoi allievi sull'altro lato, altri invece perché lo riteneva più congegnale alla durezza del kata e alla dimostrazione dello stesso.

Vi sono scuole di Goju Ryu nate da allievi che hanno praticato con Miyagi solo nella prima parte del sua vita o solo alla fine che conoscono e praticano solo uno dei due sanchin e spesso pensando che l'altro sia un adattamento di qualche scuola. In realtà entrambi venivano praticati e insegnati da Chojun Miyagi.


TENSHO 転 掌

Creato da Chojun Miyagi dopo aver studiato l'arte cinese del combattimento della scuola del Sud (Rokkishu).

Significa "palmi che ruotano" o "moviamento fluido delle mani". E' una combinazione tra la forte tensione muscolare della respirazione "ibuki" (go) e il movimento dolce e scorrevole della mani aperte (ju), facendo provenire l'energia dal Tanden.

Comincia come il Sanchin ma si contraddistingue per una chiusura del diaframma leggermente diversa. Prosegue quindi con alternanza di movimenti Duri e Morbidi.

Tensho è il Kata complementare al Kata Sanchin: insieme compongono la coppia Go-Ju


KAISHU KATA (Kata Superiori)

SAIFA 砕 破

Viene tradotto come “Annientamento totale” ma letteralmente significa "strattonare e colpire attraverso tecniche di presa, un avversario che attacca".

E' il primo del Kata Goju-Ryu classici, ovvero quelli trasmessi da K. Higaonna e modificati da Chojun Miyagi.

Questo Kata è composto principalmente da tecniche che si basano sul seguente principio:

attaccare immediatamente con la mano che ha parato.


SEYUNCHIN 制 引 戦

“La quiete dentro la tempesta” o secondo altri “seguire liberamente (il cambiamento della situazione di combattimento)” ma le traduzioni di questo antico kata cinese sono molteplici. Il suo nome cinese e’ Seiyunchin: yun designa il movimento e jing forza o energia.

Seienchin e’ quindi il kata attraverso il quale si impara e si acquisisce un’energia mobile che segue adeguatamente la situazione mutevole del combattimento.

Nel Kata vengono usate le gambe solo per lo spostamento, non per dare calci.

La tecnica delle gambe, lo spostamento, permette di assicurare una migliore efficacia alle tecniche di braccia.


SHISOCHIN 四向鎮

Il nome cinese è "Shi zhen jing" che significa "vera potenza".

Zhen indica l'atto di strangolare o di premere, jing significa "forza" o "energia".

Questo nome quindi indica il Kata attraverso il quale si imparano tecniche di attacco con strangolamento e di leva, a schivare le tecniche di proiezione ed a contrattaccare rompendo o facendo leva sul braccio dell'avversario con il gomito


SANSERU ("36 ") 三 十 六 手

In caratteri cinesi Sanseru corrisponde al numero trentasei. Simbolicamente è dato dal prodotto sei per sei (6 x 6);

i primi sei numeri rappresentano gli occhi, le orecchie, il naso, la lingua, il corpo e lo spirito;

i secondi sei simbolizzano i colori, la voce, l'olfatto, il gusto, il tatto e la giustizia.

Questo Kata è una delle più antiche forme (Quan) del Gungfu (kung-fu) nelle quali vengono codificati e trasmessi i 36 punti vitali scoperti e indicati chiaramente nel Bubishi


SEIPAI ("18 ") 十 八 手

Seipai significa diciotto.

Questo Kata infatti si compone di diciotto tecniche fondamentali di colpi di pugno, calcio e parata.

Ovviamente il numero diciotto, dato da sei per tre (6 x 3), ha anche un significato simbolico: sei ha lo stesso valore del secondo sei del Sanseru ,il tre rappresenta il bene, il male e la pace. Questo Kata esprime il vero spirito di Okinawa:

l'insieme delle tecniche morbide e circolari (il principio JU) e di quelle dure (il principio GO).

Come per Sanseru questo Kata racchiude nella sua forma 18 punti tecniche in altrettanti punti vitali identificati nell'antico Gungfu e codificati nel Bubishi


KURURUNFA 久 留 頓 破

La traduzione più appropriata sembra essere “opporsi alle onde”.

Il nome cinese è Kun lun fa, che sembra rimandare al metodo di kun lun insegnato al tempio buddista del monte Kun lun.

Come Seisan, Kururunfa ha movimenti morbidi seguiti da altri veloci e potenti; tuttavia nel Kururunfa la differenza fra "duro" e "morbido" è molto marcata. Questo per via delle tecniche lente e concentrate che sono seguite da una breve pausa e da una serie di colpi esplosivi e devastanti; quindi il ciclo si ripete.



SEISAN ("13 ") 十 三 手

Il nome di questo Kata probabilmente è una traduzione dell'espressione cinese "shi shan shin",

che significa le "tredici energie". Secondo l'Yi Jing, il libro dei Mutamenti, uno dei grandi testi classici cinesi, i fenomeni dell'universo si manifestano attraverso tredici energie. Il numero 13 rappresenta inoltre la la fortuna e la prosperità.

Anche questo è uno dei Kata più antichi (secondo alcuni il più antico tra tutti i kata di Okinawa) che racchiude in sè tecniche di percosse e pressione su 13 punti vitali.




SUPARINPEI o Pechurin 壱 百 零 八 ("108 ")

Questo Kata ha un significato particolare nel buddismo.

Infatti nel pensiero Buddista ogni essere umano ha centootto passioni cattive, portatrici di sventura, che deve sforzarsi di dominare nel corso della vita. Nei templi Buddisti, il 31 Dicembre, a mezzanotte, le campane suonano centootto rintocchi per cacciare questi spiriti. Il numero trentasei (3 x 36) ha lo stesso significato dei Kata Sanseru e Seipai.

Suparinpei è il più lungo Kata Goju-Ryu.

Esso utilizza un grande numero di tecniche e contiene il maggior numero di applicazioni e significati profondi e come per il Sanseru e Seipai, anche il nome (108) di questo Kata rimanda ad altrettandi punti vitali del corpo (il numero massimo di punti scoperti e codificati nel Bubishi).

E' considerato una sintesi tecnica della scuola Goju-Ryu. Comincia con Sanchin e prosegue con tecniche di Tora-guchi, di calci, di Tobi-geri e diverse forme di parata.

Le tecniche che contiene sono molte, perciò questo Kata si trova alla fine dell'apprendimento tecnico di questa scuola.

Si dice che chi ha padronanza del Kata Suparinpei abbia la padronanza del Goju-Ryu.

Ogni lezione di Goju ryu prevede oltre lo studio dei KATA e delle relative applicazioni, un lavoro specifico per preparare il corpo alla pratica del Karate.

Questo lavoro è così strutturato:

JUNBI UNDO:

Esercizi preparatori, aventi lo hanno lo scopo di:

- riscaldare la muscolature e migliorarne la flessibilità

- focalizzare la concentrazione sulla corretta respirazione

- aumentare il livello di concentrazione

- acquisire le dinamiche motorie insite nelle tecniche della Scuola.

HOJO UNDO:

Esercizi supplementari, di potenziamento e condizionamento fisico:

- Chiishi - Martello di pietra

- Ishi-sashi - Blocchi in pietra o Lucchetti di Pietra

- Nigiri Gami - Giare in terracotta.

- Kongoken - Grande anello in metallo

- Makiwara - Tavola/colpitore in legno.

-Tan - Bilancere

Oltre a questi esistono altri attrezzi minori.

Alcuni attrezzi per Hojo Hundo originali di Chojun Miyagi al Jundokan

KUMITE:

Esercizi di combattimento.

Il combattimento nel Goju-ryu, è inteso come autodifesa e non come sport, si sviluppa sulla corta distanza e viene appreso con i seguenti esercizi:

Ude Tanren/Kote Kitae Tai Atari- Esercizi di condizionamento in coppia

Kakie - Mani appiccicose, esercizi per sviluppare la sensibilità degli arti superiori.

Bunkai: - Applicazione in combattimento delle tecniche dei kata. I bunkai possono essere divisi nei seguenti livelli: Kihon Bunkai (Applicazione al combattimento basato su tecniche fondamentali), Oyo Bunkai (Applicazione al combattimento basato sull'interpretazione personale dell'esecutore), Renzoku Bunkai (Applicazione evoluta. Esecuzione nel combattimento di tutte le tecniche contenute in un kata in sequenza continua)

Sandan Kumite e Yakusoku Kumite - combattimenti base con tecniche codificate

Negli ultimi decenni, sulla scorta del Karate-sport e grazie allo svilupparsi del sistema di protezioni più idonee, si sono sviluppati altri tipi di Kumité che possiamo definire "liberi", ovvero senza alcuno schema predefinito ma basati sull'esperienza, l'estro e le capacità degli esecutori.

E' bene precisare che per sua natura il Karate è un'arte marziale nata per difesa e moltissime tecniche prevedono l'annientamento dell'avversario, per cui sono poche sono le tecniche che si possono provare in un combattimento libero.

Di contro, anche se limitati, queste tipologie di combattimenti hanno il vantaggio di far lavorare il karateka in una situazione "instabile", sviluppando così la fantasia, la reattività e la psiche al combattimento.

Possiamo annoverare tra i combattimenti liberi:

- Ju Kumite - combattimento libero controllato con pochissime tecniche consentite, attacchi essenzialmente solo sopra la cintura e assegnazione di punteggio (tipicamente sportivo)

- Randori Kumite - combattimento continuo (rallentato) con possibilità per entrambi i combattenti di colpire in ogni parte del corpo ed utilizzare tutte le tecniche che non arrechino danno all'avversario

- Irikumi Kumite - combattimento libero a contatto pieno (ove possibile) con possibilità di utilizzare tecniche di diverso tipo. Solitamente si comincia consentendo l'attacco solo ad uno dei due esecutori, mentre l'altro all'inizio difende solamente. Solo dopo un certo numero di attacchi l'altro può cominciare a contrattaccare, per arrivare poi al combattimento libero per entrambi.



Atemi e punti vitali

Nelle karate per fare in modo che gli attacchi e le difese possano realmente essere efficaci è indispensabile perfezionare le tecniche di Atemi (tecniche di percussione nei punti vitali) che per essere tali devono essere indirizzate ai punti neurologici del corpo umano.

Con l'avvento delle gare nel karate la conoscenza e l'importanza dei punti vitali (Kyusho) è andata mano a mano sparendo, anzi, in una gara di karate "essere eccessivamente efficace" è controproducente e del tutto inutile.

Un tempo lo studio dei punti vitali non era un'arte separata dalla pratica marziale, anzi, l'arte marziale insegnava attraverso le applicazioni dei kata una precisa ricerca e pratica dei punti di Kyusho, metodo che prevedeva lo studio approfondito dei punti neurologici, dei shichen (12 dodici meridiani del corpo che corrispondono alle dodici divisioni bi-orarie del giorno, che prendono il nome dei dodici animali dello zodiaco cinese), queste conoscenze che gli antichi maestri di karate okinawensi avevano appreso a loro volta attraverso i loro maestri e allo studio del Bubishi, venivano gelosamente custodite da ogni caposcuola e trasmesse solo a pochi eletti deputati a diventare i futuri Soke (capiscuola).

La parola Atemi deriva dall'unione di due frasi: Ateru (colpire) e Mi (corpo), poiché la maggior parte dei punti invalidanti e mortali si trovano su tale linea, dalla testa ai genitali,molte tecniche di Atemi sono portate sulla linea centrale del corpo sia anteriormente che posteriormente, è dimostrato che i colpi che raggiungono tali punti possono provocare shock neurologico o addirittura la morte.

Lo stesso maestro di karate Motobu, che nel suo stile Motobu ryu-karate fece dell'efficacia la sua bandiera, nel suo libro "Okinawa kempo Karate -jutsu-kumite" raccomandava e indicava chiaramente alcune tecniche di combattimento e colpi neurologici derivati dallo studio del Bubishi, applicati realmente dallo stesso nei suoi innumerevoli combattimenti reali contro diversi avversari che egli stesso usava sfidare per provare l'efficacia delle sue tecniche di karate.

Alcuni quan (in giapponese kata) basati sulla sollecitazione dei meridiani, oltre che essere utili per rinforzare ed equilibrare il ki della persona, furono concepiti come metodi rituali per apprendere, allenare e trasmettere tecniche segrete di autodifesa estrema, abilità che, in casi gravissimi, potevano decidere la vita o la morte della persona; pertanto gli antichi bunkai (anticamente chiamati quin -na) non sono nati per essere applicati alle moderne tecniche di kumite shiai, per tale ragione chiunque tenti di accostare i bunkai antichi dei kata alle tecniche d'attacco moderne incontra non pochi problemi tattici -strategici, in tal modo i bunkai si trasformano in veri e propri Embu (applicazioni marziali concordate), distorcendo e disperdendo il "valore reale" dell'efficacia dei kata nella difesa personale.



Alcuni dei punti vitali del corpo umano. Nell'antico Bubishi ne vengono identificati da 36 a ben 108 e vengono codificati nei Kata.



Dal libro di G. Funakoshi "KarateDo Kyohan"